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"Aria sottile"

3 mar 2016
Tempo di lettura: 2 min


In segreto sognavo di scalare anch’io l’Everest, un giorno, e per oltre un decennio rimase un’ambizione bruciante … raggiungere la vetta di una montagna era un’esperienza tangibile, immutata, concreta. I rischi insiti in questa attività le conferivano una serietà di intenti che era dolorosamente latitante nel resto della mia vita. Ero eccitato dalla prospettiva inedita che scaturisce dal capovolgimento del piano ordinario dell’esistenza. E poi l’alpinismo mi offriva anche la sensazione di appartenere ad una comunità … la cultura dell’ascesa era caratterizzato da un intenso spirito di competizione e da un “machismo” allo stato puro, ma per lo più i suoi adepti si preoccupavano di impressionarsi a vicenda … il prestigio si guadagnava affrontando le vie più proibitive con un’attrezzatura ridotta al minimo … nessuno era più ammirato dei cosiddetti arrampicatori solitari, visionari che scalavano da soli, senza corde né attrezzi

Straordinario preambolo alla spedizione a cui prese parte l’autore, il giornalista Jon Krakauer nel maggio del 1996, la rivista per cui lavorava “Outside” lo inviò in Nepal per partecipare alla scalata dell’Everest. Era uno degli otto clienti di una guida neozelandese molto noto, Rob Hall.

E’ il racconto appassionante di un’ascesa alla vetta che richiese un prezzo terribile, quattro di coloro che raggiunsero la cima persero la vita, compreso la guida. Inoltre lo stesso giorno, morirono altri nove scalatori che facevano parte di altre spedizione, mentre altri tre perirono alla fine del mese di maggio.

Questo drammatica esperienza, segnò il giornalista, tanto da decidere di scriverne un libro per ripercorrere le tappe di una vicenda drammatica quanto difficile da dimenticare “la verità pura e semplice è che sono salito sull’Everest pur sapendo di sbagliare, e così facendo ho contribuito alla morte di tante brave persone, cosa che probabilmente mi peserà sulla coscienza per molto, moltissimo tempo

Ho letto questo libro, su suggerimento di un amico, e devo ammettere che l’ho trovato affascinante, coinvolgente; complesso, in alcune parti, se non si conoscono termini e tecniche proprie dell’alpinismo.

Mi sono sempre chiesta, cosa porta un uomo a sfidare la natura, e a mettere a rischio la propria vita. Il coraggio dimostrato da chi decide di intraprendere questa salita, spesso è al limite dell’incoscienza e come scrive l’autore “l’alpinismo non sarà mai un’attività sicura, prevedibile, soggetta a norme precise. Si tratta di un’attività che idealizza il rischio … la storia insegna che gli uomini fanno sorprendentemente in fretta ad abbandonare il buon senso

E allora ho trovato una risposta che mi piace molto, forse, è il raggiungimento di un sogno, per provare ad essere ad un passo dal cielo!



 
 
 

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© 2016 Paola Alessandro

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